Vietato protestare contro i decreti Minniti-Orlando: siamo al reato d’opinione

gianlucaLo scorso 20 giugno al Pantheon abbiamo partecipato ad una manifestazione in occasione della “Giornata mondiale del rifugiato”. Nella stessa piazza centinaia di persone, richiamate da un appello di Amnesty International e da una convocazione di spazi sociali, sportelli e reti di solidarietà con i migranti con la sigla EuropeForAll, manifestavano per un’accoglienza degna, contro il razzismo di Stato e per la libera circolazione delle persone.

Al termine del flash mob di Amnesty un attivista e legale di Resistenze Meticce, Gianluca, prendeva la parola intervenendo contro i decreti Minniti-Orlando, raccontando gli effetti che hanno sulla vita dei migranti e sulle vite degli ultimi nelle nostre città. Un intervento duro nei contenuti, un giudizio politico che vuole corrispondere alla nostra ferma opposizione quotidiana alle politiche (anche) di questo Governo in materia di politiche migratorie e di sicurezza pubblica.

Subito dopo che si è allontanato dal microfono, è scattata la provocazione e l’intimidazione delle forze dell’ordine che sorvegliavano la piazza. Così, Gianluca viene fermato e gli viene chiesto di avvicinarsi alla volante per essere identificato: alla polizia non sono piaciuti i contenuti del suo intervento. La piazza reagisce in maniera ferma, protesta senza cadere nella provocazione, ma le forze dell’ordine insistono nel volerlo identificare e assieme a lui identificano anche altri attivisti che chiedono spiegazioni. Al portavoce di Amnesty viene chiesto – come testimoniato da diversi video – di “dissociarsi” dalle nostre parole.

Una situazione kafkiana, dove chi protesta pubblicamente e a viso aperto viene identificato e intimidito: non si può e non si deve criticare il razzismo di Stato. Ora l’avvocato è stato raggiunto da una notifica di indagine altrettanto assurda: è indagato per “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”, secondo l’articolo 290 del codice penale, nonché di minaccia e violenza contro le forze dell’ordine (reato quest’ultimo per cui sono stati denunciati anche altri attivisti).

Di fatto nel nostro Paese, a Roma, viene reintrodotto il reato di opinione: ogni voce di dissenso deve essere azzittita. L’ultima volta che un cittadino italiano è stato condannato per l’accusa di “vilipendio delle istituzioni costituzionali” era il 1977, i poliziotti di Cossiga uccidevano Giorgiana Masi e ci trovavamo in pieno stato d’emergenza.

Ma non ci faremo di certo intimidire e, oltre a esprimere la nostra solidarietà a tutti gli attivisti denunciati, continuiamo a batterci per contrastare le politiche della sicurezza e della paura, per costruire un mondo fatto di ponti e non di muri: già oggi in tante e tanti saremo in piazza del Campidoglio e nei prossimi giorni a Ventimiglia.

#EuropeForAll

Tags: , , ,

Comments are closed.