La storia non può essere cancellata come fosse una pagina web – Angela Davis alla marcia delle donne di Washington

Lee,Chang W. - from camera serial number NYTCREDIT: Chang W. Lee/The New York Times

Sabato 21 Gennaio hanno sfilato in tutto il mondo più di due milioni e mezzo di persone a sostegno della Women’s March lanciata negli Stati Uniti per mettere in chiaro, fin dal primo giorno di insediamento ufficiale, che né Trump né le politiche discriminatorie ovunque verranno propugnate avranno vita facile, un nuovo movimento di resistenza si è messo in marcia e questa volta sono le donne a guidarlo.
Sulla scia della chiamata delle donne argentine sotto lo slogan Ni Una Menos qualcosa di potente si è mosso a partire dall’intuizione che una lotta per la giustizia sociale oggi o sarà femminista e complessiva o non sarà.
Già il 26 Novembre, anche qua in Italia, dicevamo #SiamoMarea, dopo lo scorso sabato possiamo affermarlo con ancora più forza e guardare all’appuntamento transazionale dello sciopero delle donne dell’8 marzo, prossima tappa di una storia delle lotte che stiamo scrivendo insieme. Con questo spirito ripubblichiamo l’intervento puntuale e ricco di Angela Davis e l’invito a cogliere oggi la grande opportunità di ricominciare a dire, in tanti e tante, che un mondo diverso è possibile.

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“In questo momento decisivo della nostra storia, ricordiamoci che noi, le centinaia di migliaia, le milioni di donne, persone trans, uomini e giovani che siamo qui alla marcia delle donne, noi rappresentiamo le potenti forze del cambiamento, determinate a contrastare il ritorno delle culture mortifere del razzismo e dell’etero patriarcato.

Noi ci riconosciamo come soggetti collettivi della storia e la storia non può essere cancellata come fosse una pagina web. Noi sappiamo che questo pomeriggio siamo radunati su una terra indigena e seguiamo l’esempio delle prime popolazioni che, nonostante i violenti genocidi di massa, non hanno mai smesso di lottare per la terra, per l’acqua, per la cultura e per la propria gente. Salutiamo oggi, in particolar modo, i Sioux di Standing Rock.

Le lotte per la liberta’ dei neri che hanno smascherato la vera natura della storia di questo paese non possono essere cancellate con un colpo di mano. Non possiamo permettere di dimenticare che le vite dei neri contano. Questo è un paese che affonda le sue radici nella schiavitù e nel colonialismo, il che significa che nel bene e nel male la vera storia degli Stati uniti è una storia d’immigrazione e di schiavitù. Diffondere una cultura xenofoba, scagliarsi in accuse di omicidio e stupro e costruire muri non cancellerà la storia.

Nessun essere umano è illegale!

La lotta per salvare il pianeta, per fermare il cambiamento climatico, per garantire il diritto all’acqua nelle terre Sioux di Standing Rock, di Flint, Michigan, nella western Bank e a Gaza. La lotta per salvare la nostra flora e la nostra fauna, per salvare l’atmosfera: questo è il punto di partenza della lotta per la giustizia sociale.

Questa è una marcia delle donne e questa marcia delle donne rappresenta la promessa del femminismo contro il potere pernicioso di uno stato di violenza.
Un femminismo inclusivo e intersezionale che chiama tutti noi a prendere parte alla resistenza contro il razzismo, l’islamophobia, l’antisemitismo, la misoginia e lo sfruttamento capitalista.

Si, noi salutiamo la lotta per il salario minimo orario di quindici dollari! Noi dedichiamo noi stessi alla resistenza collettiva. Resistenza ai miliardari speculatori ipotecari e gentrificatori. Resistenza alla privatizzazione della sanità. Resistenza agli attacchi contro i musulmani e contro gli immigrati. Resistenza agli attacchi contro le persone con disabilità. Resistenza alla violenza di stato perpetrata dalla polizia e tramite il sistema industriale carcerario. Resistenza alla violenza di genere istituzionale e privata, specialmente contro le donne trans di colore.

I diritti delle donne sono diritti umani in tutto il pianeta e per questo noi chiediamo libertà e giustizia per la Palestina. Noi festeggiamo il rilascio imminente di Chelsea Manning. E oscar Lopez Riveira. Ma diciamo anche: libertà per Leonard Peltier. Libertà per Mumia Abu-Jamal. Libertà per Assata Shakur.

Nei prossimi mesi e anni saremo chiamate a intensificare le nostre richieste di giustizia sociale e a diventare più militanti e attivi nella difesa delle popolazioni vulnerabili. Quelli che continuano a difendere la supremazia del maschio bianco etero patriarcale faranno bene a stare attenti!

I prossimi 1459 giorni dell’amministrazione Trump saranno 1459 giorni di resistenza. Resistenza sulle strade, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, resistenza nella nostra arte e nella nostra musica.

Questo è solo l’inizio e per dirlo con le parole dell’inimitabile Ella Baker “noi che crediamo nella libertà non possiamo riposarci fino a quando non arriverà.”

Grazie”

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