La ricchezza dei nostri sogni, la miseria della “legalità”.

bdr

Oggi, 20 dicembre, rientriamo per la seconda volta a Alexis da quando quasi un anno fa siamo stati sgomberati. Rientriamo per poter prendere i nostri effetti personali e collettivi dello spazio sociale e ci riusciamo dopo un’estenuante trattativa legale con il solerte Pm che si è ingegnato per inventarsi qualsiasi tipo d’impedimento per non concederci l’accesso. Gli ultimi tentativi sono stati quelli, in ordine di tempo, di voler negare l’accesso agli ex-occupanti e in seguito di permetterlo solo a un numero ristrettissimo con la motivazione del “rischio di reiterazione del reato”, ovvero l’occupazione.

Ci incuriosisce davvero molto il ragionamento del zelante Pm, secondo il quale quindi, quando si organizza un’occupazione ci si mette d’accordo con magistratura e polizia su data e orario e per non farsi mancare nulla si chiede anche di essere accompagnati da una pattuglia di vigili urbani. Non fa una piega. In ogni caso bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e riconoscere al diligente Pm una faccia tosta non indifferente che gli permette di superare il senso del ridicolo per adempiere ai suoi compiti di repressione.

Oggi però non siamo qui solamente per fare un banale trasloco, ma per denunciare tutti gli sviluppi della “vertenza Alexis”, una piccola storia che racchiude in sé diversi grandi elementi di come viene gestita la politica urbanistica e il patrimonio nella capitale. Con lo sgombero è stata tolta una casa a venti giovani precarie e studenti, è stato bloccato un progetto di autorecupero abitativo e sociale dello stabile, è stata tolta la sede a un progetto culturale come la Libreria Indipendente Piuma di Mare, fortemente apprezzato e sostenuto dal quartiere, ed è stato riconsegnato al degrado, all’abbandono, all’incuria e alla speculazione uno stabile che attraverso l’occupazione era tornato a vivere e avere un’utilità sociale. Per essere precisi gli stabili relegati all’abbandono sono due, perché dopo lo sgombero ci erano state assegnate sette stanze dell’ex deposito Atac di San Paolo come contenitore di autorecupero in vista di una possibile partenza dei lavori del nostro progetto sull’Alexis, ovviamente mai partiti. Nell’ex deposito non ci siamo mai entrati, vuoto era e vuoto è rimasto. Tutto questo impegno, tutte queste risorse utilizzate da parte delle istituzioni per quale progetto alternativo? Per proteggere il vuoto, per la difesa manu militari degli spazi abbandonati in una città come Roma che ha tremendamente bisogno di spazi sociali mentre ci sono decine di migliaia di strutture inutilizzate. A coronare il tutto ci sono state recapitate 21 notifiche di apertura indagini per occupazione abusiva aggravata dal concorso. Inviamo i nostri più sentiti auguri agli inquirenti per questo difficilissimo e faticoso lavoro di ricerca per scovare i responsabili dei suddetti reati, visto che ci siamo tutti autodenunciate presentando il nostro progetto di autorecupero e la lista degli/delle autorecuperanti.

C’è però qualcosa di nuovo che si muove e su cui vorremmo prendere parola. Ad agosto Rosalba Castiglione è diventata assessora per il Patrimonio e per le Politiche abitative. Nelle ultime settimane la nuova assessora si è distinta e ha conquistato spazi di protagonismo grazie a diversi comunicati, proclamati con uno stile sceriffesco che sicuramente rispecchia in pieno la visione mortifera del giustizialismo pentastellato che sta soffocando il tessuto sociale e solidale della città. Tra i vari annunci l’assessora ha dichiarato di aver preparato un programma per realizzare progetti di autorecupero, di aver individuato già 450 possibili alloggi e di essere in contatto con i maggiori esperti internazionali della materia (ossia un professore di Lione). Saremmo veramente curiosi di sapere l’opinione della nuova intraprendente assessora Castiglione riguardo allo sgombero dell’Alexis compiuto dalla sua giunta, anche se prima della sua nomina. Vorremmo sentire cosa ne pensa di quel progetto di autorecupero ora che il termine “autorecupero” è divenuto così caro nei suoi proclami. Sappiamo però anche che difficilmente avremo una risposta dall’assessora, visto che non ama molto interloquire con le tante realtà sociali, sindacali e associative che mantengono in vita questa città sempre più triste e incattivita.

A noi caro quel progetto, quell’idea che ne è alla base, lo è davvero e care sono tutte le persone che ci hanno aiutato a supportarlo. Chi lo ha ideato, gli ha dato forma e lo ha sempre sostenuto, oggi non è più qui con noi e questo oltre che dolore ci fa una grande rabbia. Antonello Sotgia una volta nel corso di una iniziativa ci disse che il progetto di autorecupero dell’Alexis era per lui come un sogno. Sentiamo, oggi come non mai, la responsabilità di realizzare quel sogno, che è anche il nostro.

Siamo quindi costretti a conquistarcelo uno spazio per poter parlare e per poter porre le nostre domande: il 10 gennaio cadrà il triste anniversario di un anno dallo sgombero e faremo in modo di farlo essere il meno triste possibile.

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