La farsa, la tragedia e gli ultimi fuochi di resistenza

tibIIITra i vomitevoli titoli di Libero e la bulimia mediatica che alimenta le organizzazioni neonaziste Casapound e Forza Nuova, spesso su eventi senza alcuna rilevanza politica quando non vere e proprie fake news, l’Italia sembra andare a passo spedito nelle braccia di chi, Salvini, Minniti o Di Maio, saprà capitalizzare meglio l’ondata di paranoia
xenofoba che attraversa il Paese. Se un decennio fa, raccontando l’omicidio di Renato Biagetti, eravamo convinti che la retorica dell’equidistanza tra “rossi” e “neri” fosse l’acqua in cui galleggiavano i fascisti, finalmente riammessi a pieni voti nel dibattito pubblico e politico, oggi assistiamo a un grottesco rovesciamento dei ruoli.

Salvini e la Lega ladrona, con 180 milioni di contributi elettorali “spariti”, il M5S con le sue fallimentari gestioni locali, il PD ormai in un vicolo cieco che lo porta sempre più a destra, si azzuffano tornata dopo tornata per raccattare le ormai scarse e altalenanti percentuali di un Paese sempre più rancoroso e diffidente, egoista e disilluso. Senza più uno straccio di progetto strategico per governare il territorio, i partiti hanno assunto linguaggi e contenuti che nemmeno venti anni fa erano patrimonio esclusivo del neonazismo più marginale: sostituzione etnica, “prima gli italiani”, invasione ecc. Slogan smentiti nei fatti e nelle cifre, ma che amplificati creano un rumore di fondo che nella rete dell’informazione copre le questioni centrali e davvero urgenti: precarietà diffusa, welfare allo sbando, città decadenti e fuga delle generazioni più giovani verso l’estero.
Una accozzaglia di stupidaggini e luoghi comuni da bar è stata assurta a buon senso, è diventata patrimonio linguistico e culturale trasversale a tutte le classi sociali. Stupidaggini che una volta servivano a giustificare xenofobia o la malcelata nostalgia degli ultimi reducisti filorepubblichini, oggi sono elevate a parole d’ordine, per accreditarsi come punti di riferimento per quelli che vengono spacciati come i “veri” problemi degli italiani.

Così a Tiburtino III non più una parola sulla desertificazione dei servizi sociali, sullo stato di abbandono in cui versa l’urbanistica, sull’isolamento in cui sono relegati i soggetti più esposti alla crisi e alla precarietà lavorativa, sul dilagare del commercio di stupefacenti, saldamente in mano a italianissimi personaggi non di rado contigui a quelle stesse organizzazioni neofasciste che indicano nel centro di via del Frantoio e nella manciata di richiedenti asilo che vi risiede, il vero problema del quartiere. La farsa finisce poi per trasformarsi in tragedia: in pochi ormai ricordano che a fine agosto, a fare le spese di queste menzogne, sono stati i rifugiati aggrediti a coltellate da un gruppetto di fascisti guidato da assurdi capipopolo.
E ora che il gioco dell’emergenza non è più mediatico, ma rischia di sfuggire dal controllo di una classe politica completamente confusa e screditata, si pensa che basti mettere mano alla legislazione in tema di apologia di fascismo. Con mezzo secolo di ritardo, ora che abbiamo monumenti a criminali di guerra, che a Roma, Milano e Verona abbiamo avuto sindaci con la celtica e assessori dichiaratamente neonazisti, che i busti di Mussolini fanno parte dell’arredo di migliaia di esercizi pubblici e che i deliri da adolescente nerd del deputato pentastellato Sibilia passano, anche questi, per “buon senso”.

Eppure, non tutto pare ancora perduto. Nel campo dell’antifascismo, senza ambiguità, si schierano ancora migliaia di romani e milioni di italiani. Quelli che non si arrendono alla pornografia dell’odio e del rancore, che sono scesi in piazza a fine agosto per denunciare l’abuso dello sgombero di Piazza Indipendenza, che ricordano anno dopo anno Renato Biagetti a parco Schuster, che a Tiburtino III si sono mobilitati per bloccare un consiglio municipale illegittimo, a uso e consumo delle
menzogne neofasciste.
Il punto ora è capire come dargli voce e amplificarlo, superare il rumore di fondo delle fake news e dell’intolleranza diventata “buon senso”, della violenza fisica e verbale che intossica il nostro quotidiano. Dare strumenti per controbattere alla xenofobia dilagante, alle false certezze costruite ad arte dalla politica della paura e rimettere in piedi, dal basso, una agenda sociale che parli di diritti e
dignità per tutti quanti.

 

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