La città di Roma, la sua questura e il vizietto della pericolosità sociale

questura

Quando salvi l’acqua del mare, la luce delle stelle, Dal fumo puzzolente di mille trivelle, Quando apri il teatro, il palazzo abbandonato, Metti fine alla mafia che c’ha strangolato, Nello stato sei uno stato che apre la frontiera, Dove passi sento odore della primavera, Quando arrivi crei la vita ed è una vita nuova, Non vedo l’ora di vederti e avere un’altra prova, Ci vedremo presto, non resterò a digiuno, Se non ci sei tu io non mi fido di nessuno”

Assalti Frontali, Mille Gruppi Avanzano

 

Il 17 febbraio è stato notificato il nono avviso orale di “pericolosità sociale” ad una di noi. Il dispositivo di polizia – tutto politico – è affibbiato dal Questore, non per il cumulo di illeciti penali ma per l’attivazione politica, in prima persona, in decine di assemblee pubbliche in cui vengono condivise esperienze, sperimentati linguaggi, rivendicazioni e lotte per costruire una città diversa. Negli ultimi anni gli avvisi orali sono notificati in maniera diffusa e sproporzionata dalle questure di tutta Italia nei confronti di soggetti attivi in battaglie sociali e sindacali. Una meticolosa operazione di accerchiamento e limitazione degli spazi di agibilità che grazie al recentissimo decreto legge Minniti, arriverà probabilmente anche ad utilizzare il daspo come strumento di controllo contro chi turba il decoro urbano e l’immagine della città.

Mettendo in ordine le idee, è dal 2015 che le direttive del Ministero degli Interni hanno cambiato il modo di gestire l’ordine pubblico: dal controllo del territorio ai territori sotto controllo. L’arbitrarietà del dispositivo è confermata da un consolidato orientamento giurisprudenziale: “il giudizio sulla pericolosità sociale del soggetto avvisato non richiede la sussistenza di prove compiute (poste a base di una sentenza penale) sulla commissione di reati, essendo sufficienti anche risultanze fattuali tali da indurre l’Autorità di polizia a ritenere sussistenti le condizioni di pericolosità sociale, che possono dar luogo all’applicazione delle misure di prevenzione, prima ancora che si verifichi se le condotte abbiano rilevanza penale e siano tuttora punibili”. Ne consegue che un Questore procede all’avviso orale anche “in assenza di contestazioni sottoposte all’esame della autorità giudiziaria, purché emerga una situazione nel suo complesso rivelatrice di personalità incline a comportamenti antisociali, che ne fanno ragionevolmente ascrivere l’appartenenza ad una delle categorie di cui all’art. 1 del d.lgs. 159/2011”.

In una Roma socialmente devastata dalla crisi e dall’assoluta continuità delle scelte politiche delle giunte che si sono susseguite, una città offesa e oltraggiata da giornalisti che preferiscono raccontare chat, lotte intestine per la spartizione del potere, schermaglie e gossip, chi cerca di costruire spazi di partecipazione, autogoverno nei territori e decisionalità dal basso deve esser considerato “persona socialmente pericolosa”.

“Una delle differenze fondamentali tra neoliberismo e fascismo è che sempre di più il neoliberismo si basa non su una presunta legittimità democratica, ma su una sorta di naturalismo: “non c’è alternativa” come disse Margaret Thatcher. E’ un cambiamento epocale.”

The Supermanagerial Reich

Siamo a 9 articoli avvisi orali ma, questa volta, un comunicato non basta, abbiamo bisogno di inquadrare cosa sta accadendo in questa città, almeno in questo dato momento e relativamente a ciò che da vicino ci riguarda.

La premessa è la nostra città e le sue periferie, in cui i poteri scomposti, come più volte li abbiamo definiti, ne approfittano per dichiarare guerra ai soggetti sociali più deboli attraverso la repressione, gli sfratti, gli sgomberi, i licenziamenti; si vive in un paradossale vuoto pneumatico in cui le scelte portate avanti dalla giunta Raggi lasciano ampio margine di manovra ad una guerra fra poveri cavalcata dall’estrema destra e dal populismo più becero. Nell’arco del 2015-2016, mentre la nostra iniziativa politica di fronte alla chiusura degli spazi di agibilità, di socialità, di mutualismo e welfare alternativi, di cultura e di libertà, si è incentrata, attraverso Decide Roma, nella ri-costruzione di nuove pratiche non auto-referenziali di movimento sono iniziati ad arrivare a noi- ma anche a molti altri- 8 avvisi orali, contornati da sgomberi e sigilli a tantissime realtà sociali ed esperienze abitative. Poi la manifestazione antifascista a Magliana lo scorso novembre e il nostro compagno Alberto ancora privato della propria libertà personale ai domiciliari con un accanimento inusuale, culminato, il 21 Febbraio, con l’ennesimo rigetto alle istanze presentate per la sua liberazione.

E da lì, a raffica, sin dai primissimi giorni del  2017: 10 Gennaio sigilli allo stabile di Alexis, casa per studenti e precari, esperienza di lotta che mette al centro il diritto all’abitare e il recupero del patrimonio pubblico diverso dalla politica della speculazione e della rendita. Uno sgombero che, per modalità, si mette nella scia di quello di realtà simili come lo studentato Point Break e ai sigilli posti al cs Corto Circuito. 17 Gennaio sgombero del canile autogestito, una delle battaglie in cui più abbiamo creduto in questi anni, portata avanti per mesi da lavoratori, animalisti, realtà sociali e cittadini in difesa di una serie di diritti: quella alla dignità di veder riconosciuto il proprio lavoro, quello di occuparsi davvero dei diritti degli animali, quello di garantire l’accesso ai servizi pubblici locali, quello di essere vero argine al fatto che per una vecchia mafia capitale che se ne va, non ne subentrino altre, vedi quello che sta accadendo con l’insediamento del nuovo gestore scelto, voluto e sostenuto dal 5 stelle. 16 Febbraio sgombero del Rialto sede del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, l’apice della banalità del male e della stupidità. Il Movimento 5 stelle, convinto dell’irreversibilità dei processi innescati prima del suo arrivo, sceglie di governare rimanendo silente di fronte allo sgombero della sede da cui è partita ed animata la storica battaglia per l’acqua pubblica e il referendum del 2011, e, almeno fino a due giorni fa, sede di decine di realtà associative che quotidianamente costruivano mobilitazioni contro i famosi “poteri forti”, contro le privatizzazioni e in difesa dei beni comuni e della democrazia; 17 Febbraio, infine, ennesimo avviso orale per pericolosità sociale ad una di noi.

Ed ecco che il quadro si chiarisce. Non si tratta di un complotto verso una struttura politica, ma l’avanzare irrefrenabile della governance nella nostra città. E’ per questo che l’agire politico degli attivisti diventa la loro prima responsabilità. E’ infatti proprio l’idea che i legami tra le varie vertenze e lotte possano costituirsi in reti conflittuali contro processi che ormai ci vengono presentati come irreversibili (vedi la questione dell’alienazione del patrimonio indisponibile), a risultare “socialmente pericoloso”. E’ un lavoro di prevenzione. E’ un lavoro di costruzione di un terreno fertile per cui,al momento necessario, tutto possa chiudersi nella trappola della sorveglianza speciale, o peggio, del carcere.

“L’eredità delle passate giunte” Su questo ritornello la giunta di Roma, guidata dalla sindaca Raggi, pare aver trovato il suo paravento.

Un dato di fatto evidente e tangibile, non da trasformare, ma da gestire al meglio. Un dato che traduce l’irreversibilità dei processi in una compatibilità politica degli stessi. Una trasposizione che rende pericoloso ogni minimo tentativo sociale di andare contro il mantra del ripristino di una legalità tutta astratta, vuota, che nasconde dietro di sé la volontà politica di non sporcarsi le mani con le contraddizioni sociali, quelle sì, irreversibili che si vivono a Roma e che,paradossalmente, proprio nel binomio giustizia sociale – legalità trovano la sua incoerenza più estrema. E se è proprio l’incoerenza politica a far scoprire il fianco della governance di questa città, compito delle lotte è quello di valorizzare, potenziare e attaccare l’utilizzo distorto di una presunta onestà, continuando ad essere socialmente pericolosi contro il ricatto del debito, la rendita immobiliare, la negazione della ri-pubblicizzazione dei servizi, dei diritti e spazi che l’attuale giunta sta calpestando.

Alberto, Eddy, Felice Liberi, tutti Liber@!

Laboratorio Acrobax – Alexis Occupato

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