Quando i diritti volano più alti dei grattacieli
Roma, 11 giugno. Questa mattina movimenti e comitati si sono rimessi in cammino intervenendo con una colorita manifestazione ad un convegno della Festa dell’Architettura in corso al MACRO. L’ennesimo convegno, per discutere il futuro di Roma. Per dare logica e lustro alle mirabilianti uscite del Sindaco di Roma (”Basta con il tabu dei grattacieli”) e soprattutto ai suoi desideri ormai non più tanto nascosti: servire ancora una volta Roma su un piatto d’argento al gran banchetto della rendita e della speculazione; s-vendere la città e le sue risorse nel grande circo globale: la Fiera del cemento è ripartita. Dove sono finiti i reali problemi della città e delle periferie? Come decidere come e cosa realizzare? Ma soprattutto: per chi?
Per questo comitati e movimenti questa mattina si sono rimessi in cammino per dire ad architetti ed urbanisti che non si può essere complici di nuovi scempi, né nascondersi dietro dorate conferenze.
Per ulteriori informazioni: coordinamento.info | abitarenellacrisi.noblogs.org










Buongiorno, chiamamiamo dal mondo occidentale, qui si costruiscono grattacieli più alti delle chiese e costruire in altezza,se fatto con un piano urbanistico serio, è la migliore soluzione per lasciare terreno agli spazi pubblici. La speculazione non centra con l’altezza, tempo fa qualcuno criticò allo stesso modo ovvero come “anti-estetici” i grattacieli del nuovo quartiere fieristico di MIlano (di un certo Libeskind), lo criticaro un po’ da tutte le parti, si chiamava Silvio.Mirare la protesta sarebbe utile all’obiettivo.
Roma non è New York, ESATTAMENTE e purtroppo. Una volta che Alemanno dice una cosa sensata, peraltro contro la sudditanza del cupolone, non abbiate timore di dargli ragione.
forse hai ragione sul piano ipotetico, ma bisogna fare i conti con la realtà romana. si deve evitare di consumare altro suolo, e quindi bisogna densificare, daccordo. Ma in che modo? a mio parere la percezione della metropoli roma è già abbastanza angosciante. con dei grattacieli sarebbe ancora peggio e forse dovresti rinunciare a scorgere le montagne in fondo allo skyline.
Inoltre, dati eurispes, a roma ci sono 270.000 circa appartamenti sfitti. Che facciamo: ne costruiamo altri sotto forma di grattacieli? (sfido te a vivere in un grattacielo infatti. Prova a leggerti il “Condominio” di Ballard).
Se poi consideri che la popolazione a Roma è stabile, anzi cala a vantaggio della provincia e dell’hinterland, ma che ciò nonostante dentro e appena fuori dal GRA si continua a costruire come se dovesse diventare in pochi anni Città del Messico, dimmi perché dovremmo continuare a costruire?
E poi, alla fine dei giochi: ma tu ti fideresti di questa classe politica e di questi palazzinari? Non oso pensare che porcherie di grattacieli farebbero…
Proprio perché Roma non è New York…
Car@ lucciole, per rimanere in tema, mi sembra che tu stia prendendo lucciole per lanterne. Costruire in altezza non solo non risolverebbe il problema dell’abitare a Roma, ma acuirebbe problematiche come la speculazione, il consumo energetico dissennato e la qualità della vita. Per quanto riguarda la speculazione, omai è assodato che solo dando libero sfogo agli speculatori si vincono le elezioni a Roma, questo significa che non c’è nessuna intenzione ne di attaccare la rendita, ne di attaccare la speculazione. Certo, appaltare molti grattacieli, lontano da occhi indiscreti e spostando sempre più il limite della città mi sembra un suicidio in termine urbanistici e legati ai servizi. Perchè non proporre mai il recupero all’interno della metropoli dell’abbandonato a fini abitativi. Perchè insistere su direttrici che hanno visto espandersi Roma da Via fosso dell’osa a Vejo, sulla Cassia. Il problema energetico inoltre, in momenti di trasformazione del capitalismo, non può e non deve rimanere un problema per esperti. La proposta di centrali nucleari risponde a politiche energivore come quelle che per forza di cosa dovrebbero essere attuate in un grattacielo. Non è solo un problema di ordine simbolico, spero che il cuppolone di San Pietro, prima o poi, divenga solo un reperto storico, ma è un problema di ordine politico: si costruiscono città lontano dalla metropoli vetrina, che per di più sprecano energia che non possediamo. Perchè allora non riqualificare intanto, come detto prima, e riqualificare a partire da tecnologie ecosistemiche e non energivore?
Infine la qualità della vita è un aspetto fondamentale, ma qui noi siamo ancora subalterni culturalmente. Qualità della vita, non significa solo il giardinetto sotto casa o la ZTL, quando tutto intorno scoppia il finimondo. Qualità della vita significa intanto mettere in discussione i processi decisionali che portano alla costruzione di una metropoli capitalistica, qualità della vita significa decidere e rivendicare SOVRANITA’ sulle politiche di sviluppo di una metropoli, e rimettere in moto un meccanismo di contrasto e di alterità nei confronti di una società che mangia e distrugge innanzitutto i nostri tempi di vita, a partire dal lavoro, e proseguendo in linea diretta con l’abitare. Vivere in un grattacielo alla Romanina e lavorare all’Eur, significherebbe abdicare definitivamente al proprio tempo di vita, e relegarlo solo a spazio produttivo tout court. Significherebbe togliere spazio a relazioni positive ed incastrare ulteriormente ogni essere umano nella propria dimensione permanentemente produttiva. Infine costruire un grattacielo, senza costruirci intorno relazioni solidali, umane, cooperative, significherebbe lasciarci soli, sempre più soli a risolvere i nostri problemi, tanto è vero che i grattacieli andrebbero in periferia, e non ci resterebbe che ripeterci sempre “fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, il problema non è la caduta, ma l’atterraggio…”
Proposte finali quindi: riuso del già costruito, programmi energetici ecosistemici, redistribuzione della ricchezza, stile di vita a KM 0 e libertà di movimento.
@admin: preferirei non vedere le montagne e vivere in una città che mette meno ansia. la densificazione per Roma è LA SOLUZIONE, proprio perchè si è davanti a più di mezzo secolo di sviluppo sregolato, e sì in un grattacielo di classe a o b con i servizi attorno ci vivrei, eccome, piuttosto che in un villino nel nulla. Sono con te ovviamente sulla lotta alle case sfitte e alla speculazione, quello su cui non concordo come già scritto, è focalizzare la protesta sull’altezza, perché non è efficacie. Insistere perchè esista attorno a loro un progetto sociale, di servizi, questo conta per chi ci vivrà, e dal momento in cui dovrano essere abitati, non 10 anni dopo o più o forse, questo sì fa la differenza, posto che la questione estetica mi pare abbastanza futile (permettimi: non mi fregherebbe nulla dello skyline rovinato.) Ammettere che Alemanno abbia detto una cosa sensata non significa che mi fidi della classe politica, ma capite che l’altezza è veramente l’ultimo dei problemi?
@Mr.x e Mrs y: ehm.. lanterne? No dai, sono più per i fuochi in strada, sono più accoglienti.
Acuirebbe in che modo? No perchè ditemi: costa di più in termini di consumo energetico un quartiere esteso di pseudopalizzine in cui devi (dovresti) curare l’illuminazione di più vie, giardini (?) ingressi, riscaldamenti,pulizia, manutenzione, tutti moltiplicati per n stabili, con n amministrazioni diverse, n allacciamenti, oppure uno o due edifici con gestione centralizzata, in classe energetica dignitosa, dove i dispendi energetici sono minimi e quasi azzerati nel corso degli anni? Mi ripeto brevemente: il punto non è l’altezza, costruire un grattacielo in periferia non può fare meno danno di uno stuolo di palizzine di media altezza, il punto è densificazione e servizi.
Il nucleare? PER FORZA DI COSE? Scusa ma non mi risulta che Manhattan sia nata dopo il nucleare, nè che molti dei Paesi Europei che al nucleare si stanno affidando sempre meno, si siano posti il problema del: “oddio e ora come faremo a mantenere tutti i grattacieli!”. Con i pannelli solari si arriva ormai alla quasi autonomia energetica dello stabile, sicuramente per i servizi comuni, specie in una zona col clima di Roma (vabbè quest’anno non lo consideriamo); alle porte di Berlino ci sono interi territori ben poco estetici ma adibiti a produzione di energia eolica con cui si copre una notevole fetta del fabbisogno cittadino e, diamine, anche lì ci sono dei grattacieli! Pretendere che per ogni polo urbano costruito ci sia almeno una rete di trasporto pubblico(autobus) a cui venga riservata una corsia sul raccordo [riservata sì, così ci mette almeno la metà, ne circolano di più e la gente ci sale!], ad esempio, non è fantascienza e sbloccherebbe non poco certe condizioni di vita. QUESTO è avere un progetto energetico e sociale, non questionare sui limiti degli edifici: combattere contro la speculazione allo slogan “niente grattacieli roma non è new york” non è utile, non comunica niente altro che una presa di posizione -CONTRO- per principio. Se la Bonino da ipotetico presidente avesse detto “Basta con sta storia del limite di San Pietro!” ve la sareste presa (come giustamente fate eh?) con la speculazione edilizia o vi sareste detti: ah per fortuna una che se ne frega del Vaticano?
Ragionando per massimi sistemi, sei solo e isolato che tu viva in un monolocale, in un villino, in un garage, sotto un ponte, in una palazzina di 4 piani costruita negli anni 60 che ti inquina e danneggia la salute più di quanto ti protegga dal freddo, così come in un edificio di 20, 25 30, mille piani, che sia costruito all’Eur, dentro o fuori il GRA o dove vogliate. Scendere più o meno piani in ascensore o a piedi non è da nessuna parte del globo un deterrente per l’uomo perché rinunci o si precluda una vita da animale politico.
Last but not least, per fare in modo che la gente RIMANGA vicina alla città o utopia, ci ritorni, e non vada a vivere a Topolinia, come ben sapete, bisogna che il valore delle case scenda, e non scenderà con l’arrivo dei servizi, che già sarebbe cosa buona e giusta, ma con l’aumento di disponibilità sul mercato, che in zone già urbanizzate è possibile solo andando in altezza.
le mie due monetine.
Ovviamente l’iniziativa non era sulla proposta dei grattacieli che strampalta com’è non ci avrebbe certo indotto a muoverci in centinaia solo per dire la nostra su questo tema di là da venire.
Piuttosto il tema era Abitare e periferie e lì la rabbia e la voglia di contastazione dei governanti di turno e degli intellettuali a loro servizio era grande. Da anni parliamo di consumo di suolo zero, abbiamo occupato l’aula del Campidoglio durante l’approvazione del Piano “Regalatore” proprio perchè rendeva edificabili le aree di costruttori romani che le avevano comprate come agricole vedendo così centuplicare i profitti…
Il problema è infatti proprio questo finchè sarà la rendita a decidere lo sviluppo delle città non usciremo dalla condizione di merda in cui viviamo siano villini a schiera o grattacieli comunque mancheranno tutti quegli elementi che danno dignità all’abitare (trasporti, servizi, spazi pubblici…).
La proposta di Alemanno era una sparata alla Berlusconi (1 milione di posti di lavoro) mentre la densificazione e il cambio di destinazione d’uso delle tantissime aree post-industriali dismesse nel cuore della città, il recupero e l’autorecupero del patrimonio immobiliare inutilizzato sono battaglie vive e molto attuali su cui non dobbiamo mollare per fare in modo che le prossime case pubbliche siano lì e non nelle sperdute perfierie fuori dal G.R.A.!
Niente per noi tutto per tutt@